Il mio percorso professionale
Mi chiamo Stefania e sono una cantante e celebrante laica nata e cresciuta tra le strade di Torino e delle sue province. Fino a oggi la mia storia è stata narrata dalle vostre voci, da chi mi ha scelto per cantare al suo compleanno, all’amico che mi ha chiesto di dare il benvenuto al suo bambino, alla coppia di sposini che ho unito in matrimonio e alla famiglia che mi ha chiesto di onorare la vita od officiare il funerale in seguito ad un lutto.
Le vostre parole sono state (e continuano a essere) fondamentali per me, ma qui, in questa mia dimora virtuale, penso che sia giusto assumere il ruolo della brava padrona di casa e accogliervi con parole mie.
Vi va di ascoltarle?
Le prime note della mia vita

Quando parlo di musica, il primo pensiero che affiora nella mia mente è un ricordo dolce e potente: mio padre.
Fu lui il primo a vedere in me del talento e a credere nelle mie potenzialità senza alcuna riserva. Ricordo ancora il tempo e le energie che dedicò a scrivere il mio primo brano inedito: un gesto d’amore che segnò in modo indelebile i miei esordi.
Portare quella canzone sul palco fu un vero orgoglio, uno di quei gesti che solo un padre e una figlia possono condividere.
Prima di partire per un lungo viaggio
Da quell’esordio seguirono solo esperienze incredibili come la partecipazione allo Zecchino D’Oro, all’accademia di Sanremo , al premio di Castrocaro Terme e i premi Mia Martini.
Nel 1993 cantai per le truppe italiane in guerra a Mogadiscio esibendomi su un palco che era stato montato in mezzo al deserto del campo. Ricordo ancora il volto affranto dei soldati cambiare improvvisamente e non vi fu gioia più grande del vedere quelle persone tornare a sorridere, anche se solo per qualche istante.
Ricordo che quella sera, prima di iniziare a cantare, scorsi dal palco i visi dei soldati fortemente provati dalla guerra, ma rimembro ancor di più, durante il concerto, l’espressione del loro viso cambiare e tornare a sorridere, anche solo per qualche istante.
Questa esperienza mi incentivò a provare tante nuove strade e per anni lavorai sia come cantante solista di una jazz band composta da 40 strumentisti, sia come voce principale in gruppi jazz, swing e pop.
Niente paura
Ci fu un momento nella mia carriera in cui sentii l’impellente necessità di premere il pulsante “stop”. Decisi di allontanarmi dal palco per alcuni anni, una scelta che non venne accolta con gioia da mio padre, il mio più grande sostenitore.
Per lui fu difficile comprendere questa mia decisione ma, nel profondo, sentivo che questa pausa di riflessione era per me necessaria. Era il momento di ricaricare le energie, di ascoltare il silenzio per ritrovare me stessa.

Meraviglioso amore mio
La pausa non durò a lungo: il richiamo della musica era troppo forte per venire ignorato. Così mi lanciai nuovamente nel mondo dello spettacolo, partecipando a vari concorsi e cantando in eventi privati.
Fu proprio durante uno di questi eventi che conobbi la persona a cui oggi devo la mia emancipazione artistica: un performer che una sera, sentendomi cantare “Meraviglioso amore mio” di Arisa, venne toccato dalla mia voce e mi chiese di collaborare con lui.
Questa collaborazione andò avanti per un po’ di tempo, fino a quando circostanze personali lo portarono a percorrere una strada parallela alla mia, senza più la necessità della mia presenza. Questa scelta, seppur dolorosa per me, si rivelò decisiva per la mia carriera.

L’anima vola
Ritrovandomi da sola, infatti, decisi di prendere in mano le redini del mio futuro, lavorando alle mie performance da solista e realizzando il mio repertorio personale.
Ovviamente non sarei potuta arrivare dove sono ora senza il sostegno incondizionato di mio padre. Lui è rimasto al mio fianco, come un’ombra, finché la vita glielo ha concesso, costringendomi quindi a camminare nuovamente da sola.
Oggi, con il cuore ancora affranto da questa perdita, voglio dire grazie a quest’uomo per aver sempre creduto in me e, mostrandovi la nostra foto insieme, voglio che tutti voi, ospiti di questa mia casa virtuale, abbiate modo di sapere chi era e come ha contribuito a formare la Stefania Marvulli che qui state conoscendo.
La mia voce oltre la musica: l’amore per le celebrazioni
A differenza della musica, il mio interesse per le celebrazioni laiche nacque quasi per caso, grazie a un’amica che intraprese il percorso prima di me. Ero ammaliata dalle sue narrazioni e, ogni volta che potevo, cercavo di partecipare ai suoi eventi fino a quando, un giorno, fui io a tenerne uno e da lì si accese una vera e propria passione.
In quell’occasione, un matrimonio per l’esattezza, mi fu chiesto non solo di celebrare il rito d’unione, ma anche di sottoporre agli sposi un questionario per raccogliere tutte le informazioni della loro relazione e poter scrivere la loro “love story”. Quando la lessero si accorsero che le emozioni erano diventate parole e rimasero davvero colpiti dal mio umorismo e dalla mia simpatia.
Questa esperienza non fu solo un successo personale, ma segnò anche la nascita di una nuova vocazione sostenuta, oltretutto, dalle parole di incoraggiamento della mia amica che vide in me una naturale predisposizione per questo ruolo.
Decisi quindi di intraprendere questa nuova avventura recandomi a Roma, dove seguii il corso necessario per abbracciare ufficialmente questa professione. Oggi posso dire con orgoglio di essere una celebrante laica, un ruolo che mi permette di unire la passione per il canto e l’amore per la narrazione in un’esperienza unica e profondamente gratificante.





